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cucinadelpopolo




La Cucina del Popolo

 

 

"Cucinare è un modo di dare. Se è vero che siamo quello che mangiamo,
io voglio mangiare solo cose genuine.
La vita è troppo corta per bere vini cattivi”.
(Luigi Veronelli)

Un uomo che insegnò agli italiani a mangiare e bere, e che spiegò loro che prima di ingoiare qualcosa bisogna riflettere su quello che si mangia e beve, sul perché e sul per come. Raccontò che il vino che si beve e il cibo che si mangia sono anche storia, geografia, fatica, fantasia, amore e piacere. Insomma, che mangiare e bere è anche fare politica.

La Cucina del Popolo
prende spunto dall'idea di Veronelli di un ritorno ad una tavola proletaria, resa migliore dalla presa di coscienza del diritto individuale di mangiare e bere meglio, e quindi anche più sano.
Quindi riproporre la tavola proletaria, estranea per sua natura alle imposizioni del capitale alimentare, vuol dire anche scavalcare quel perbenismo salutista sollecitato ad arte dall'ingordo mercato gastronomico. L'intento, è sopratutto, di ritrovare i luoghi, i tempi e i ricettari delle utopie alimentari tenendo in debito conto il grandissimo valore della madre terra. valenza sociale, aggregativa e nutrizionale.

La Cucina del Popolo ingloba il significato della cucina sociale, della valorizzazione di un consumo critico, dello sviluppo di forme solidaristiche sul piano alimentare, della riproposta di spazi sociali, osterie e caffè letterari e altri luoghi. Oggi come allora l'obiettivo è quello di costruire un'intelligenza collettiva alimentare che vada oltre l'uso capitalistico del cibo. Si è constatato il fallimento del modello agricolo industrializzato e basato sui brevetti sostenuto dal WTO e dagli Stati, si è rivendicato la sovranità alimentare locale, il piacere responsabile e libero, il diritto al cibo sicuro e nutriente, la ricostruzione di una filiera democratica territoriale produttore-consumatore, in antagonismo inconciliabile all’attuale sistema distributivo.

«Siamo in guerra aperta con il gigantismo industriale, effetto dell’economia drogata delle multinazionali che crea soprattutto diseconomie e che, con la politica degli Ogm, si rende ogni giorno più responsabile di crimini contro la terra e l’umanità,...

Oggi è sempre attuale il motto prampoliniano:  “Uniti siamo tutto, divisi siamo nulla”.

 Il Salone del circolo è disponibile, su prenotazione,
per feste private,
compleanni, anniversari,
cerimonie ed eventi vari

Contattare Roberto  cell. 339 870 3833 

c/o   Coop. Sociale
Circolo Familiare di Unità Proletaria
Viale Monza 140 - Milano  -  tel. 02 2574683

 

 
         

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